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Vulci
La città sorge a circa 12 chilometri dal mare su un vasto pianoro di forma irregolare, lambito in corrispondenza del margine orientale e meridionale dal fiume Fiora. L'area urbana è protetta da ripidi ciglioni naturali e da mura probabilmente erette nel IV sec. a.C., costituite da grossi blocchi di tufo con frequenti bugnature e con rinforzi in nenfro (in alcuni tratti lo spessore è pari a quattro metri). Dell'impianto stradale è stato scoperto il decumano (strada basolata databile al II sec. a.C.) con alcuni degli edifici che vi si affacciavano: nel tratto orientale si osserva un piccolo edificio sacro dedicato ad Ercole con due fasi di vita databili rispettivamente al III sec. a.C. ed alla piena età imperiale. Lungo il lato meridionale del decumano, all'incrocio con una strada che conduce all'acropoli, si trovano un ninfeo ed un portico; sull'altro lato si osservano il basamento di un tempio, in uso dall'età tardo arcaica quella romana, posto al centro di un recinto. Accanto a questo è stata rimessa in luce una domus di epoca tardo-repubblicana, fornita di terme private. Altre costruzioni di epoca romana che meritano attenzione sono due ponti che attraversano il fiume Fiora: il ponte della Badia, a tre arcate (quella centrale misura 20 metri), risalente alla prima metà del I sec. a.C. ed il ponte Rotto, oggi distrutto, formato da cinque arcate di 12 metri di luce.
Intorno all'area urbana si dispiegano le vaste necropoli, distinte topograficamente: quella settentrionale di Poggio Maremma si salda a sud con quella dell'Osteria che si sviluppa con un primo nucleo di età villanoviana cui succedono tombe a camera. Ricche sono le necropoli che si dislocano lungo la sponda sinistra del Fiora dove procedendo da nord verso sud si osservano i sepolcreti di Cavalupo Sporco, Cavalupo, Ponte Rotto e della Polledrara.
Nella necropoli di Ponte Rotto si conserva una serie di monumenti ipogei di epoca tardo classica ed ellenistica, il più insigne è la tomba François appartenente alla famiglia dei Saties e rinvenuta alla fine del secolo scorso. L'interno era decorato da pitture, ora al Museo Torlonia, con soggetti ispirati al modo mitologico greco e a carattere storico.
Vulci fu soprattutto un centro di lavorazione e diffusione dei prodotti in bronzo: pregevoli esempi di armi e vasi sono noti già nella fase tardo villanoviana, ma la tecnica raggiunge il suo apice nel VI sec. a.C. con raffinati oggetti di stile ionico-etrusco come candelabri, statuine e soprattutto con i caratteristici tripodi a verghette con figure applicate. È da sottolineare inoltre il ruolo di Vulci come centro di ricezione e smistamento di beni di lusso non solo nei centri etruschi prossimi ma soprattutto verso le città dell'Etruria settentrionale e centrale o verso i più lontani mercati transappenninici. A tale funzione Vulci non verrà meno per tutto il corso del VI e per buona parte del V, grazie al suo porto di Regae, ubicato in loc. Le Murelle, nel comune di Montalto di Castro.
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