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Le Necropoli Rupestri
Le necropoli a facciata rupestre, note in Asia Minore e nel Vicino Oriente con sfarzose realizzazioni, in Italia sono presenti unicamente nell'Etruria interna dove esistevano ideali presupposti geomorfologici quali la presenza di tenere rocce vulcaniche (tufi) e valli di erosione che rendono unico e suggestivo il paesaggio dell'Alto Lazio.
Le necropoli rupestri hanno avuto uno sviluppo non continuo nel tempo, si può, infatti, distinguere un gruppo di sepolcri di età arcaica (VI-V sec. a.C.) ed uno di età di età ellenistica (IV-II sec. a.C.).
Il primo si sviluppa nella parte meridionale della regione, nei bacini idrografici dei fiumi Biedano e dell'alto Mignone ed interessa i centri di Blera, S. Giuliano ed alcuni siti minori come San Giovenale, il Cerracchio, Grotta Porcina, Chiuse Vallerani.
Pochi sono gli insediamenti nel settore settentrionale dove la documentazione relativa al periodo in esame (arcaico) è limitata a Castel d'Asso, Norchia e Tuscania. La tipologia architettonica offerta da queste località comprende tombe a dado (camere sepolcrali segnalate all'esterno da un monumento conformato a cubo, concluso in alto da cornici aggettanti variamente sagomate), tombe a tetto displuviato (il coronamento del cubo imita chiaramente un tetto, conferendo al monumento l'aspetto di una casa) e tombe con loggiato superiore (al di sopra della camera funeraria che si apre al livello della strada, si trova un vano aperto anteriormente con un'unica colonna centrale).
Dopo la cri socio-economica che investì i centri dell'Etruria interna nel V sec. a.C., sarà solo nella seconda metà del IV sec. a.C. che si riprenderà a scavare le tombe rupestri con un sostanziale slittamento del fenomeno verso nord: è in questa fase che si assiste alla fioritura di Norchia, Castel d'Asso (gravitanti nel bacino del fiume Marta) e di Sovana. Lo sviluppo di questi siti si deve mettere in relazione con quello di Tarquinia e Vulci le cui nobiltà cittadine, detentrici del potere politico ed economico promossero la rinascita dei centri della campagna, ritenuti rifugi sicuri nell'eventualità di sedizioni popolari. Si rinnova in parte la tipologia dei sepolcri: oltre alle tombe a dado, di cui sono ora note nuove varianti (tombe a dado con strutture addossate; con vano di sottofacciata; con vano di sottofacciata aperto anteriormente a portico) si hanno le tombe a tempio, databili agli inizi del III sec. a.C. e a vestibolo. Il primo tipo è attestato a Norchia con due esempi e a Sovana. Il nome deriva dal fatto che la roccia veniva intagliata in modo da riprodurre la facciata di un tempio (colonnato, architrave, fregio, frontone) con particolari che potevano anche essere stuccati e dipinti.
Le tombe a vestibolo costituiscono invece una classe minore, emersa nelle necropoli di Norchia e Castel d'Asso: la sistemazione esterna consiste in un piccolo vano scavato alla base della parete rocciosa, diverso dai comuni vani di sottofacciata perché più angusto ed irregolare.
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