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Bomarzo

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Parco dei mostri

Informazioni:
Tel. e fax: (+39) 0761.924029
Internet: www.parcodeimostri.com
E-mail: info@parcodeimostri.com
Orario: dalle 8.30 al tramonto, tutti i giorni
Biglietti:
Intero € 8,00;
Ridotto € 7,00 per bambini 4-8 anni e gruppi di minimo 30 persone
Ridotto € 5,50 per le scuole con un ingresso gratuito ogni 15 persone

Il Bosco Sacro di Bomarzo venne realizzato tra il 1552 e il 1580 per volontà del principe Vicino Orsini, letterato e condottiero di ventura, imparentato con una delle famiglie più potenti di allora, i Farnese. L'idea concepita era quella di realizzare un parco monumentale sulle pendici di un anfiteatro naturale, con fontane e grandi sculture in peperino, eseguite sfruttando i massi che già si trovavano in loco: si tratta di quella che oggi si chiamerebbe un opera ambientale, dove la creazione dell'uomo è studiata per convivere con e nello spazio circostante; il principe Orsini per l'esecuzione di questo complesso progetto, chiamò l'architetto Pirro Ligorio (il quale negli stessi anni operava nella Villa d'Este a Tivoli).
Il parco rispecchia un gusto tipico dello spirito e del clima culturale dell'epoca, tutto teso all'esaltazione di effetti scenici destinati a "suscitare meraviglia", ed e proprio questa l'impressione che si ha intraprendendo la visita lungo i viali del parco: una volta oltrepassato l'ingresso sormontato dallo stemma Orsini, ci si trova di fronte alle due Sfingi recanti delle iscrizioni che invitano alla riflessione sul luogo che si sta per ammirare.
Durante tutto il percorso si ritroveranno queste iscrizioni incise nella pietra che vogliono con intenti esplicativi e moraleggianti comunicare con il visitatore e che intendono fare del parco, oltre che un luogo di svago, anche un percorso di conoscenza e meditazione.
Ricordiamo alcune fra le opere più rappresentative: il gruppo colossale dei Giganti Ercole e Caco, l'imponente Tartaruga con sopra una Vittoria Alata che si affaccia verso il torrente dove si trova, a simboleggiare la porta degli Inferi, un' Orca con la bocca spalancata; la Casa Pendente, fortemente inclinata da un lato, è stata costruita appositamente per procurare al visitatore un senso di spaesamento; segue lo stesso principio anche la Panca Etrusca, costruita su un dislivello del terreno, asimmetrica e ingegnosa esprime chiaramente -pur nella sua semplicità- lo spirito del luogo che ammette tutto ciò che è fantasioso, fuori dalla regola e inconsueto. L'Orco è il simbolo vero e proprio del parco dei mostri, un enorme mascherone la cui bocca è in realtà un'entrata che conduce al suo interno dove si trovano un tavolo e delle panche in pietra; nello spiazzo antistante si trovano anche l'enorme Drago assalito da tre belve che dovrebbe essere una rappresentazione del tempo colpito da passato, presente e futuro e l'Elefante da battaglia sormontato da una torretta che solleva con la proboscide un guerriero; prima di arrivare al Tempietto, in una sorta di simbolico punto di passaggio, si trova Cerbero, tricefalo guardiano degli Inferi; il Tempio dorico, a pianta ottagonale con terminazione a cupola, arricchito da un suggestivo portico composto da quattro file di colonne, è stato dedicato da Vicino Orsini alla moglie Giulia Farnese, scomparsa in età prematura.
Molti come abbiamo visto sono i richiami mitologici, ma i temi iconografici si ispirano anche a note fonti letterarie: la Divina Commedia di Dante Alighieri, l'Eneide di Virgilio l'Orlando Furioso dell'Ariosto, e Il sogno di Polifilo di Francesco Colonna, inoltre ci sono molti richiami autocelebrativi delle famiglie Orsini e Farnese com'è ad esempio il mascherone rappresentante Proteo o Glauco con le fauci spalancate (avente sulla testa il globo terrestre sormontato dal castello Orsini), le due statue con gli Orsi araldici portanti lo stemma gentilizio e la rosa romana o la Fontana di Pegaso (omaggio alla casata dei Farnese che lo ha come simbolo araldico).
Il parco, abbandonato e dimenticato per secoli, fu riscoperto nel secolo scorso e restaurato dal nuovo proprietario Giovanni Bettini a partire dal 1953; l'opera di molti artisti contribuì alla sua rivalutazione presso il grande pubblico, primo tra tutti il geniale esponente del surrealismo Salvador Dalì (vedi l'opera Le tentazioni di S. Antonio" opera del 1946 ispirata appunto al Sacro Bosco), inoltre il pittore olandese Carel Willink (1900-1983), il compositore argentino Alberto Ginastera (1916 -1983), ecc.
In conclusione questo luogo conserva intatto un alone di mistero che contribuisce ad alimentare il suo fascino, derivante anche dalla cultura del pensatore che lo ha affollato di richiami simbolici, letterari, alchemici, ermetici, dandogli molteplici possibilità di lettura e facendone sì un luogo di svago e riposo ma anche di nutrimento spirituale.

Come si raggiunge
Si trova a circa 20 Km da Viterbo percorrendo la superstrada Viterbo-Orte, si esce allo svincolo di Bomarzo; l'uscita dell'autostrada A1 più vicina è Attigliano, poi si prosegue in direzione Bomarzo.

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Telefono: +39 0761.270100 · Fax: +39 0761.275717 · Numero Verde: 800.820.080 · Email: info@hotelviterbo.com

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